FLAVIO FUSI


Flavio Fusi, giornalista di lungo corso e cronista di strada. In un passato ormai remoto, ha imparato il mestiere alla vecchia scuola de L’Unità. Per scelta o per caso, si è poi lasciato incantare dal racconto delle immagini, e il Tg3 della Rai è stata la sua seconda casa. Telecamera, microfono e quaderno di appunti: per trenta anni ha seguito come inviato tutte le più importanti crisi internazionali. Con i guerriglieri in Salvadòr e Nicaragua e insieme al subcomandante Marcos nelle selve del Chiapas. A Potsdammerplatz guardando il Muro che cade e correndo lungo il “viale dei cecchini” nell’assedio di Sarajevo. Nella Piazza Rossa del tramonto sovietico e nei gironi infernali del Caucaso in rivolta.
Dal Kossovo alla Bosnia, tra i profughi delle guerre balcaniche, in piazza Maidàn a Kiev con i ragazzi della “rivoluzione arancione”. Nello stadio di Johannesburg in attesa di Mandela libero e presidente. Nel Ruanda delle fosse comuni e nella mattanza di Mogadiscio.
Corrispondente della Rai a New York e Buenos Aires, collaboratore distratto di quotidiani e riviste. E’ sopravvissuto a una decina di direttori, non ha mai tradito il Tg3, non ha mai vinto premi giornalistici, non ha mai ricevuto aumenti di stipendio ad personam, non appartiene a nessuna scuderia professionale. Scrittore pigro e inutilmente perfezionista, ha pubblicato “Terra non guerra” (Edizioni associate, 1984), “Campi di fragole per sempre” (Effigi editore, 2016) e “Cronache infedeli” (Voland Editore, 2017).